I lecci della Reggia di Caserta: perché gli ambientalisti si oppongono agli abbattimenti



Il destino dei lecci secolari della Reggia di Caserta è diventato, nelle ultime settimane, oggetto di un acceso dibattito che coinvolge istituzioni, ambientalisti e cittadini. Al centro della discussione c’è un progetto di gestione del verde che prevede l’abbattimento di un numero consistente di lecci storici, ritenuti in parte malati o potenzialmente pericolosi.

Secondo la direzione della Reggia, l’intervento sarebbe necessario per garantire la sicurezza dei visitatori e per avviare un processo di rinnovamento del patrimonio arboreo. Ma per molte associazioni ambientaliste e comitati civici il piano appare eccessivo e rischia di compromettere in modo irreversibile il valore storico e paesaggistico del parco reale.

Gli ambientalisti contestano soprattutto l’approccio adottato. A loro avviso, non tutti i lecci destinati al taglio si troverebbero in condizioni tali da rendere inevitabile l’abbattimento. Alcuni studi e valutazioni indipendenti sostengono che numerosi esemplari potrebbero essere recuperati attraverso interventi mirati di cura, potatura e monitoraggio, evitando un’azione drastica e generalizzata.

I lecci della Reggia non sono semplici alberi. Essi rappresentano un elemento fondamentale del disegno paesaggistico voluto da Luigi Vanvitelli, parte integrante di un complesso monumentale riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’umanità. La loro perdita, sottolineano i comitati, non è sostituibile nel breve periodo: i nuovi alberi impiegheranno decenni prima di restituire al parco la stessa monumentalità, ombra e biodiversità.

Un altro punto critico riguarda l’impatto ambientale. I grandi lecci ospitano fauna, contribuiscono alla stabilità del suolo e regolano il microclima del parco. Un abbattimento esteso comporterebbe un impoverimento ecologico immediato, difficilmente compensabile con nuove piantumazioni.

Sullo sfondo emerge anche la questione dei fondi del PNRR. Secondo gli ambientalisti, le tempistiche imposte dai finanziamenti potrebbero aver favorito un intervento rapido e massivo, a scapito di una strategia più prudente e graduale, basata su valutazioni pianta per pianta.

Infine, viene segnalata una carenza di confronto pubblico. Cittadini e associazioni chiedono maggiore trasparenza sui dati tecnici e un dialogo più aperto sulle alternative possibili, affinché la tutela della sicurezza non si traduca nella perdita di uno dei simboli verdi più importanti della Reggia.

La vicenda dei lecci della Reggia di Caserta pone una domanda cruciale: come intervenire senza cancellare secoli di storia naturale? Una questione che va oltre la semplice gestione del verde e chiama in causa il rispetto del patrimonio, della memoria e del paesaggio.


✍️ LUMI

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