IL CAMMINO E LA COLLINA: La preghiera e la mancanza. Capua!


Capua apparve all’improvviso, come una ferita aperta nella pianura.

Mura alte, solide, senza grazia. Torri squadrate. Porte pensate più per far entrare folla che per difendere la città. Qui Roma non proteggeva: esibiva.

Il rumore arrivò prima delle parole.

Un boato continuo, non ancora urla, ma attesa. Come un animale che respira prima di balzare.

— Benvenuti a Capua — disse Titus Flavius. — Dove si applaude ciò che altrove si nasconde.

Varcarono la porta insieme a carri carichi di gabbie, animali, uomini. Mercanti di schiavi, impresari, sensali. Tutti diretti verso lo stesso cuore pulsante.

L’arena.

Non era ancora giorno di giochi, ma già viveva.

Uomini allenavano corpi segnati da cicatrici. Colpi a vuoto contro pali di legno. Urla secche. Ordini sputati come sputi.

Paolo si fermò.

— Guardali — disse piano.

Marcus Vibius deglutì.

— Eroi di Roma.

— No — rispose Paolo. — Offerte.

Un gladiatore li notò. Era alto, massiccio, con una cicatrice che gli attraversava il volto. Si avvicinò, curioso.

— Tu non sei un mercante — disse a Giulio. — E lui non è un soldato.

— È un prigioniero — rispose Giulio.

Il gladiatore rise.

— Allora siamo colleghi.

Paolo lo guardò negli occhi.

— Come ti chiami?

L’uomo esitò.

— Crixus — disse infine. — Almeno… così mi chiamano qui.

— E prima?

Crixus distolse lo sguardo.

— Prima non importa.

— Importa sempre — disse Paolo. — Finché qualcuno lo ricorda.

Un giovane gladiatore ascoltava in silenzio, magro, nervoso.

— Domani combatto — disse. — Se vinco, vivo. Se perdo, muoio.

Questo è il patto.

Paolo scosse il capo.

— Non è un patto. È una menzogna firmata col sangue.

— E tu cosa proponi? — ringhiò Crixus. — Parole?

— Verità — rispose Paolo. — Che la vostra vita vale anche quando nessuno applaude.

Un silenzio breve. Poi una risata amara.

— Vai — disse Crixus. — Prima che qualcuno ti senta.

Paolo si allontanò lentamente.

Ma non uno sguardo tornò indietro indifferente.

La sera calò su Capua come un mantello pesante.

Giulio fu convocato.

Il luogo era una domus militare, fredda, illuminata da poche torce. Tre uomini lo attendevano. Ufficiali di grado superiore. Volti duri. Sguardi che non chiedevano, valutavano.

Paolo fu condotto via.

La cella era stretta, umida, senza luce.

Il rumore dell’arena arrivava attutito, come un cuore che batte troppo forte.

Paolo si sedette a terra.

Non pregò subito.

Intanto, nella sala…

— Il tuo prigioniero parla troppo — disse il primo ufficiale.

— Parla a schiavi, gladiatori, soldati — aggiunse il secondo. — Sta minando l’ordine.

Giulio restò in piedi.

— Non ha incitato a ribellione.

— Non serve — rispose il terzo. — Basta far pensare.

— È diretto a Roma — disse Giulio. — Il processo spetta ad altri.

Uno degli ufficiali sorrise.

— Se ci arriva.

Il silenzio si fece gelido.

— Capua vive di sangue — continuò l’uomo. — E il sangue non ama chi lo chiama ingiustizia.

Giulio strinse le mani dietro la schiena.

— Il mio compito è consegnarlo vivo.

— Il tuo compito — ribatté l’altro — è mantenere la pace.

— Questa non è pace — disse Giulio. — È intrattenimento.

Uno degli ufficiali si alzò lentamente.

— Attento, centurione.

Un passo avanti.

— Qui non proteggiamo filosofi. Proteggiamo Roma.

Giulio sostenne lo sguardo.

— Roma non è un’arena.

Un silenzio pesante.

— Mettilo in cella — disse infine l’ufficiale. — Isolato.

Niente parole. Niente folla.

— E se continua? — chiese un altro.

— Allora Roma non se ne accorgerà.

Giulio uscì senza salutare.

Nella cella, Paolo sentì i passi avvicinarsi.

Giulio si fermò davanti alle sbarre.

— Qui sei in pericolo — disse.

— Lo sono ovunque la verità entra senza permesso — rispose Paolo.

Giulio abbassò la voce.

— Questa città uccide per divertire.

E gli uomini che la governano non temono Dio… temono il silenzio dopo l’applauso.

Paolo si alzò lentamente.

— Allora è proprio qui che dovevo arrivare.

Giulio lo fissò, inquieto.

— Se ti succede qualcosa, non potrò fermarlo.

Paolo annuì.

— Nessuna catena ha mai fermato ciò che è vivo.

Giulio fece un passo indietro.

Le torce tremarono.

Capua, quella notte, aveva paura.

E quando una città che vive di morte ha paura…

è perché qualcuno ha ricordato agli uomini di essere vivi.


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ℹ️ Avvertenza ai lettori Questo racconto è un’opera di fantasia. La narrazione si ispira ai viaggi storici di San Paolo Apostolo e al suo percorso verso Roma, così come riportato nelle fonti antiche, intrecciando immaginazione narrativa, contesto storico e tradizione locale. I luoghi, i personaggi e gli avvenimenti ambientati nelle terre dell’odierna Casale di Carinola sono frutto di ricostruzione letteraria e non costituiscono una ricostruzione storica documentata. Il racconto non intende affermare certezze storiche, ma immaginare un passaggio, dando voce alla memoria dei luoghi e al loro valore simbolico. 



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