IL CAMMINO E LA COLLINA: il Silenzio prima della scelta. Cristo annunciato.

 

Questo racconto è un cammino. Se stai iniziando da qui, il viaggio di Paolo è già cominciato. La prima parte, pubblicata in precedenza, racconta lo sbarco a Pozzuoli e l’inizio di un percorso fatto di incontri, parole scomode e silenzi carichi di senso. 👉 Puoi leggere la prima parte a questo link: https://piazzettaonline.blogspot.com/2026/01/il-cammino-e-la-collina-atto-i-primo.html?m=1 

La seconda e la terza parte a questo link:

https://piazzettaonline.blogspot.com/2026/01/il-cammino-e-la-collina-il-cortile-dei.html?m=1

La quarta e la quinta parte a questo link: 

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Il Silenzio prima della scelta

Il silenzio non arrivò all’improvviso.

Si depositò.

Pozzuoli, quella mattina, sembrava trattenere il respiro. Il mare era liscio, troppo liscio. Le barche restavano immobili, come se avessero dimenticato perché esistono. Anche i gabbiani tacevano, appollaiati sui pali del porto, con le ali raccolte.

Nel cortile, i soldati si muovevano senza parlarsi.

Ogni gesto era preciso, quasi rituale. Nessuno chiedeva, nessuno commentava. Le armi venivano pulite non per usarle, ma per ricordare a se stessi chi erano stati fino a poco prima.

Paolo sedeva dove aveva sempre seduto.

Non pregava. Non parlava. Guardava.

Marcus Vibius passò più volte davanti a lui, come se avesse qualcosa da dire. Ogni volta si fermava un istante, poi riprendeva il cammino.

Titus Flavius affilava una lama che non ne aveva bisogno. Il rumore regolare del metallo sulla pietra era l’unico suono che rompeva il silenzio.

Gaius Septimius fissava il mare.

Chi conosce il deserto sa riconoscere quando l’acqua nasconde tempesta.

Giulio arrivò tardi.

Si fermò all’ingresso del cortile. Non parlò subito. Lasciò che gli sguardi si incrociassero, che ogni uomo si sentisse visto.

— Oggi — disse infine — nessuna uscita.

Nessuna spiegazione. Nessuna protesta.

I soldati annuirono.

Il tempo si allungò come un’ombra.

Un carro passò fuori dalle mura. Si sentì il pianto di un bambino, lontano. Nessuno si voltò. Non per indifferenza, ma perché tutti sapevano cosa significava voltarsi.

Paolo ruppe il silenzio solo una volta.

— Il silenzio — disse piano — non è vuoto.

Giulio lo guardò.

— È disciplina.

— È attesa — rispose Paolo.

Giulio non replicò.

A metà giornata, Marcus Vibius si avvicinò.

— Se domani… — iniziò, poi si fermò.

Paolo non lo aiutò.

Marcus abbassò lo sguardo.

— Non so più se sono lo stesso uomo che è arrivato qui.

— Nessuno lo è — disse Paolo. — Dopo aver ascoltato davvero.

Marcus annuì e si allontanò.

Titus Flavius si fermò accanto a Giulio.

— Gli uomini sono nervosi.

— Lo so.

— Non per paura.

Giulio lo fissò.

— Per cosa, allora?

— Perché stanno pensando.

Giulio rimase in silenzio.

Quando il sole cominciò a scendere, il mare cambiò colore. Divenne scuro, denso. Come se stesse accumulando qualcosa.

Giulio si avvicinò a Paolo per l’ultima volta quel giorno.

— Domani — disse, poi si fermò.

Non completò la frase.

Paolo lo guardò.

— Qualunque cosa accada, accadrà anche dentro di te.

Giulio serrò la mascella.

— Questo è ciò che temo.

Il silenzio tornò a chiudersi su di loro.

Non era pace.

Non era guerra.

Era il momento esatto prima di una scelta.



 Cristo annunciato 

Quel giorno Pozzuoli tornò a fare rumore.

Non quello confuso del mercato, né il silenzio trattenuto dei giorni precedenti, ma un brusio umano: passi, richiami, voci che si cercano. La città si era rimessa in moto, ignara di ciò che stava per accadere.

Paolo non fu portato in un luogo solenne.

Nessun tempio. Nessun podio.

Era una piazza irregolare, vicino al porto, dove la gente si fermava per necessità: acqua, ombra, riposo. Uomini con le mani segnate dal lavoro, donne con bambini stretti al petto, vecchi seduti a terra perché non avevano più forza per stare in piedi.

Giulio osservava da lontano.

Non aveva dato ordini.

Non ne aveva ricevuti.

Paolo fece qualche passo avanti.

Non alzò la voce.

— Ascoltatemi solo un momento — disse. — Non per obbedienza. Per fame.

Qualcuno rise. Qualcuno si fermò davvero.

— Io vengo da lontano — continuò — e ho visto città ricche e uomini vuoti, strade piene e cuori soli.

Ho visto chi aveva troppo e chi non aveva nemmeno il tempo di sperare.

Una donna si fermò.

Un uomo smise di contrattare.

— Vi parlo di un uomo — disse Paolo — che non ha accumulato nulla.

Non oro, non terre, non potere.

Eppure ha reso ricchi quelli che lo incontravano.

— Un filosofo? — gridò qualcuno.

Paolo scosse il capo.

— Un uomo crocifisso.

Un mormorio attraversò la folla.

— Crocifisso come uno schiavo — continuò Paolo. — Come un colpevole.

Si chiamava Gesù.

E non ha vinto il mondo prendendo… ma donando.

Un vecchio scosse la testa.

— I morti non salvano nessuno.

Paolo lo guardò.

— Nemmeno i vivi, se vivono solo per sé.

La folla si fece più attenta.

— Quest’uomo — disse Paolo — ha spezzato il pane con chi non aveva nulla.

Ha guardato negli occhi chi nessuno guardava.

Ha detto che chi accumula perde, e chi dona vive.

— E allora perché è morto? — chiese una voce.

— Perché il mondo non sopporta chi non può controllare — rispose Paolo. —

Ma Dio lo ha risuscitato.

E io l’ho incontrato.

Un silenzio cadde.

— Cristo non vi promette ricchezza — continuò Paolo. —

Vi promette verità.

Non vi toglie il dolore, ma vi dice che non siete soli dentro di esso.

Una madre strinse il figlio.

— In Lui — disse Paolo — non c’è chi vale e chi non vale.

Non c’è chi ha troppo e chi è invisibile.

C’è un Padre che riconosce ogni volto.

Un uomo si fece avanti.

— E Roma?

Paolo rispose senza esitazione.

— Roma passerà.

Cristo resta.

Giulio trattenne il respiro.

Quella frase, più di tutte, poteva costargli cara.

Paolo concluse senza enfasi.

— Se cercate senso, non lo troverete nell’accumulo.

Se cercate vita, non la troverete nel possesso.

Cristo è vivo.

E cammina ancora tra chi sceglie di amare.

Nessun applauso.

Nessuna acclamazione.

Solo persone che restarono ferme più del necessario.

Giulio si avvicinò a Paolo quando la folla cominciò a disperdersi.

— Ora non potrai più tornare indietro — disse.

Paolo annuì.

— Non si torna mai indietro dopo aver detto la verità.

Giulio guardò la gente che si allontanava, diversa, anche solo di poco.

— Hai seminato — disse.

— Il resto — rispose Paolo — non appartiene a me.

Il mare continuava a muoversi.

Pozzuoli restava lì, antica e inquieta.

Ma la parola era stata detta.



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ℹ️ Avvertenza ai lettori Questo racconto è un’opera di fantasia. La narrazione si ispira ai viaggi storici di San Paolo Apostolo e al suo percorso verso Roma, così come riportato nelle fonti antiche, intrecciando immaginazione narrativa, contesto storico e tradizione locale. I luoghi, i personaggi e gli avvenimenti ambientati nelle terre dell’odierna Casale di Carinola sono frutto di ricostruzione letteraria e non costituiscono una ricostruzione storica documentata. Il racconto non intende affermare certezze storiche, ma immaginare un passaggio, dando voce alla memoria dei luoghi e al loro valore simbolico. 



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