IL CAMMINO E LA COLLINA: la strada verso Capua

Questo racconto è un cammino. Se stai iniziando da qui, il viaggio di Paolo è già cominciato. La prima parte, pubblicata in precedenza, racconta lo sbarco a Pozzuoli e l’inizio di un percorso fatto di incontri, parole scomode e silenzi carichi di senso. 👉 Puoi leggere la prima parte a questo link: https://piazzettaonline.blogspot.com/2026/01/il-cammino-e-la-collina-atto-i-primo.html?m=1 

La seconda e la terza parte a questo link:

https://piazzettaonline.blogspot.com/2026/01/il-cammino-e-la-collina-il-cortile-dei.html?m=1

La quarta e la quinta parte a questo link: 

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La sesta e la settima parte a questo link:

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La strada verso Capua

Pozzuoli restò alle spalle senza rumore.

Nessun saluto, nessun rimpianto dichiarato. Solo il mare che si allontanava lentamente, come un respiro trattenuto troppo a lungo.

La strada saliva verso l’interno, dura sotto i sandali, segnata dai solchi dei carri e dalle impronte di chi era passato prima e non aveva lasciato nome.

Paolo camminava al centro del piccolo gruppo.

I soldati lo circondavano con una disciplina ormai silenziosa. Non era più il silenzio carico dei giorni precedenti, ma uno più profondo: quello di chi sa che qualcosa è cambiato e non sa ancora darle un nome.

Giulio guidava la marcia.

Dritto, misurato. Ogni tanto si voltava, non per controllare Paolo, ma la strada.

— Capua è avanti — disse a un certo punto. — Prima del tramonto vedremo le mura.

Marcus Vibius deglutì.

— La città dei gladiatori.

— La città dello spettacolo — aggiunse Titus Flavius. — Dove la morte ha un prezzo.

Paolo ascoltava.

Il paesaggio mutava lentamente. Vigneti ordinati, campi bassi, masserie isolate. Una terra fertile, generosa. Eppure, lungo la strada, i volti erano tesi, guardinghi. Chi incrociava soldati abbassava lo sguardo.

Fu allora che li videro.

Un carro, poi un altro.

Lenti, pesanti, tirati da buoi stanchi. Attorno, uomini armati di bastoni e fruste corte. Non portavano insegne militari, ma il loro mestiere era chiaro.

Mercanti di schiavi.

Catene leggere, abbastanza da non rallentare troppo la marcia. Uomini e donne legati a coppie. Qualcuno troppo giovane, qualcuno troppo vecchio. Tutti sporchi di polvere.

Gaius Septimius strinse i denti.

— Vanno a Capua.

— Lì si vende tutto — disse Titus Flavius. — Anche ciò che respira.

Un ragazzo inciampò. Cadde in ginocchio. Un mercante sollevò la frusta.

— Basta.

La voce di Giulio non era un grido.

Era peggio.

Il mercante si voltò, infastidito.

— È roba mia.

Giulio avanzò di un passo.

— È un uomo.

Il mercante rise.

— A Capua lo pagheranno come tale.

Paolo si avvicinò lentamente.

Guardò il ragazzo. Gli occhi bassi, rassegnati. Non chiedeva aiuto. Era già stato spezzato abbastanza da non sperare.

— Come ti chiami? — chiese Paolo.

Il ragazzo esitò.

— Non lo so più.

Quelle parole caddero sulla strada come una pietra.

Paolo alzò lo sguardo verso i mercanti.

— Voi vendete corpi. Ma rubate nomi. E questo pesa più dell’oro.

— Predicatore — sbottò uno di loro — vai a parlare ai morti.

Paolo non arretrò.

— È proprio da loro che vengo.

Giulio osservava la scena.

Avrebbe potuto fermarla. Avrebbe potuto ordinare di proseguire.

Non lo fece.

— Quanto chiedi? — domandò Paolo.

Il mercante sgranò gli occhi.

— Non hai monete.

— No — disse Paolo. — Ma ho parole.

Il mercante scoppiò a ridere.

— A Capua ridono meno quando entrano nell’arena.

Marcus Vibius distolse lo sguardo.

Titus Flavius fissava il terreno.

Paolo si rivolse agli schiavi, a voce bassa ma ferma.

— Nessuno può togliervi ciò che siete.

Possono incatenare il corpo, non la verità di un uomo.

Qualcuno alzò gli occhi. Solo un attimo. Poi di nuovo giù.

Giulio fece cenno di riprendere la marcia.

I due gruppi si separarono lentamente, diretti verso la stessa città.

Capua li attendeva entrambi:

gli uni per vendere,

gli altri per obbedire,

uno per testimoniare.

Quando le mura apparvero all’orizzonte, massicce, sicure, Marcus Vibius sussurrò:

— Se questa è la città degli eroi… perché mi sembra un luogo di paura?

Paolo rispose senza voltarsi.

— Perché chi applaude la morte impara a temere la vita.

Giulio rallentò il passo.

Davanti a loro, Capua, con le sue arene, i suoi mercati, i suoi uomini pronti a uccidere per divertire altri uomini.

La strada non finiva lì.

Ma da lì in poi, nulla sarebbe stato più neutro.


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ℹ️ Avvertenza ai lettori Questo racconto è un’opera di fantasia. La narrazione si ispira ai viaggi storici di San Paolo Apostolo e al suo percorso verso Roma, così come riportato nelle fonti antiche, intrecciando immaginazione narrativa, contesto storico e tradizione locale. I luoghi, i personaggi e gli avvenimenti ambientati nelle terre dell’odierna Casale di Carinola sono frutto di ricostruzione letteraria e non costituiscono una ricostruzione storica documentata. Il racconto non intende affermare certezze storiche, ma immaginare un passaggio, dando voce alla memoria dei luoghi e al loro valore simbolico. 



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